La necessità di proteggersi da eventuali aggressori ha portato numerose specie animali ad adottare le tecniche più diverse per confondersi nell’ambiente naturale. Nell’arte del mimetismo c’è un insetto che ha certamente raggiunto un grado di perfezione inimmaginabile. Non è un caso se Clonopsis gallica , questo il suo nome scientifico, si è meritato l’insolito appellativo di “insetto stecco”: il suo aspetto esteriore, assolutamente unico, ricorda proprio un comune ramoscello. Il corpo è estremamente filiforme, esile e slanciato; le lunghissime zampe determinano un movimento lento, le ali sono rudimentali e particolarmente piccole. Le unghie hanno un paio di uncini ben sviluppati tra i quali c’è “l’arolium”, un particolare cuscinetto che permette all’animaletto di aderire perfettamente alle superfici lisce come foglie, rami e arbusti. Come quasi tutti gli insetti, anche lo stecco ha il corpo suddiviso in testa, torace e addome ma distinguerli è davvero un’impresa: sembra quasi che il corpo sia costituito da un unico pezzo centrale, per meglio imitare l’aspetto di un rametto! Solo un attento osservatore può accorgersi che in realtà il torace è composto da tre segmenti, ognuno recante un paio di zampe, mentre l’addome, lungo circa metà del totale del corpo, è diviso in dieci segmenti, gli ultimi dei quali si sono evoluti in organi per l’accoppiamento e la deposizione delle uova. In testa lo stecco ha un paio di antenne ricche di peli sensoriali, occhi composti e un apparato boccale di tipo masticatore funzionale alla dieta a base di foglie. A livello di comunicazione non si può certo dire che la natura abbia dotato il nostro amico di molti mezzi, visto che è completamente privo di organi stridulanti e l’apparato uditivo è decisamente poco sviluppato.
Primavera, conosci l'insetto stecco?