I gatti ci vogliono bene?
Quanto i gatti abbiano bisogno di affetto umano, dunque, non è cosa che dipende solo da quanto siano socializzati, se vivano o no e da quanto tempo sotto il nostro stesso tetto. Si tratta anche di ascolto, di capire di cosa il gatto ha realmente bisogno e di saper accettare persino che, invece di grandi slanci e trasporto da parte nostra, a volte il micio abbia bisogno di rispetto e di veder accolte le sue particolari, specifiche esigenze. I gatti hanno bisogno di cura e di considerazione da parte degli esseri umani. Ma cura e considerazione, per essere sane, per non essere cieco protezionismo, non possono prescindere dal cercare di comprendere quali siano i bisogni di ogni singolo individuo. E questi bisogni non hanno tanto a che fare con quello che ciascuno di noi reputa giusto o sbagliato per un gatto, quanto piuttosto con la sua appartenenza di specie, con la sua storia personale e con il contesto specifico in cui lo incontriamo. Ci sono gatti che non hanno alcun interesse ad entrare in relazione con gli esseri umani e, quindi, neppure di godere del loro “affetto”. Anzi, le attenzioni, i tentativi di approccio, le carezze, possono persino essere visti come attentati minacciosi alla loro incolumità. Si tratta di gatti che sono nati allo stato libero, che non hanno avuto interazioni con gli esseri umani nelle prime settimane di vita e che, in virtù di questo, hanno sviluppato una innata, naturale diffidenza che li porta a temere gli uomini e a volerne stare lontani. Riconoscono i vantaggi che orbitare attorno alle abitazioni può portare in termini di maggior cibo, ripari, temperatura quindi non rifiuteranno mai una ciotola piena ma non sono interessati e non hanno bisogno di stabilire una relazione sociale, tanto meno affettiva. All’estremo opposto, poi, ci sono gatti che sono nati e cresciuti tra gli esseri umani, che hanno imparato sin da piccoli che sono loro quelli che garantiscono sussistenza attraverso il cibo, quelli che determinano nel bene e nel male le caratteristiche dell’ambiente in cui si vive, con cui i gatti stringono relazioni sociali molto strette, caratterizzati anche da momenti di grandi intimità. Alcuni sono addirittura nati e cresciuti in casa, non hanno mai messo il naso fuori, perdendo anche quell’autonomia decisionale e indipendenza nelle scelte per cui i mici sono tanto famosi. Per questo tipo di gatti la relazione sociale è un bilanciere che determina la maggiore o minore qualità della vita per cui il trasporto, l’affetto, la sintonia con l’essere umano diventano determinanti per non cadere in noia e frustrazione.