Non siamo dunque solo noi - e soprattutto i bambini - a soffrirne: anche i cani possono sviluppare questa sindrome, e non solo: gli stessi fattori che favoriscono l'insorgere del disturbo in noi umani sono quelli che influenzano anche i cani - la cui propensione a sviluppare l'ADHD dipende però anche da elementi propri dei nostri migliori amici, primo fra tutti la razza.
I risultati hanno svelato una serie di dettagli interessanti. Innanzi tutto l'iperattività, l'impulsività e l'incapacità di concentrarsi sono più frequenti nei cani maschi, e nei cani giovani, una considerazione che vale anche per gli umani. In secondo luogo, e meno sorprendentemente, i cani che passano più tempo da soli sono anche più propensi a sviluppare il disturbo rispetto a quelli che sono sempre in compagnia di almeno un umano.
Il padrone aiuta molto
C'è poi anche l'influenza del padrone stesso: secondo lo studio, gli umani che sono alla prima esperienza con un cane tendono a scegliere esemplari più tranquilli e docili, e dunque meno inclini a sviluppare l'ADHD; chi invece è alla seconda (o più) esperienza canina tende a osare di più, ed è quindi più probabile che adotti un cane affetto da disturbo.
Anche la razza ha il suo impatto
I cani da lavoro (per esempio pastori tedeschi e collie) sono più portati a sviluppare il disturbo da deficit di attenzione, mentre i cosiddetti "toy dog", come il chihuahua o il barboncino, sono di norma più tranquilli. Infine, lo studio conferma anche un altro legame presente negli esseri umani: quello tra ADHD e OCD, il disturbo ossessivo-compulsivo, che nei cani si manifesta in comportamenti, per l'appunto, ossessivi (inseguirsi la coda di continuo, leccarsi senza sosta).